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La superspecializzazione è oramai di moda, non solo nel campo medico, ma in tutti gli ambiti professionali. Il mondo sanitario non si sottrae a questo modus vivendi della nostra epoca storica. Nel nostro corpo ogni organo ha un suo specialista il cardiologo ad esempio s'interessa di cuore, l'oculista dell'occhio, l'otorino dell'orecchio, ecc. Nell'ortopedia si sta assistendo alle superspecializzazioni per cui lo specialista s'interessa esclusivamente di un'articolazione; per cui abbiamo lo specialista ortopedico del ginocchio, della spalla, del piede, della schiena, ecc.
Il mio compito è quello di considerare globalmente l'apparato muscolo-scheletrico del corpo umano, mi sento davvero controcorrente parlare della globalità del corpo, sapendo che in letteratura per ogni articolazione esiste una valanga di carta stampata. Il corpo, purtroppo, non riconosce la superspecializzazione, e in modo "ignorante" continua imperterrito a lavorare rispettando il vecchio e universale principio della globalità.
Se osserviamo il sistema di concatenazione muscolare, tenendo in considerazione la qualità e distribuzione del tessuto connettivale, risulterà molto più semplice riscontrare una continuità. Attraverso il connettivo (fascia) riusciamo anche a giustificare le connesioni tra apparato viscerale, anch'esso largamente composto da connettivo, e apparato locomotore (Paoletti 2003)
Oltre alla connessione meccanica, per un'efficacia funzionale, questi anelli sono messi in collegamento anche da uno schema nervoso centrale che ne mantiene un tono muscolare di base. Possiamo definire le catene muscolo-connettivali o mio-fasciali come: una sequenza definita di muscoli, la cui contiguità è data dal sistema connettivale fasciale, al cui interno è presente, un tono preferenziale gestito dal sistema nervoso centrale. A fronte di due esigenze fondamentali quali stabilità e mobilità, il corpo umano utilizza più segmenti solidi, quali le vertebre, gestiti da tiranti elastici, quali le fascie muscolo-conettivali. Per dare dei riferimenti biomeccanici comprensibili vorrei utilizzare il paragone proposto da Ida Rolf (Rolf 1989), con la tenda da campeggio, infatti, eliminando i tiranti il palo cade. Il sistema rimane in piedi, e resiste bene al vento, quando è presente un buon bilanciamento tra i tiranti opposti. Se il palo tende a cadere verso destra, la ricerca del migliore equilibrio và ottenuto allentando il tirante di destra e aumentando la tensione di quello di sinistra.
Partendo dal presupposto che il punto in cui sentiamo il dolore, non è quasi mai la zona di partenza della causa principale, e tenendo in considerazione che una catena miofasicale retratta puo comprimere tutto cio che vi è sotto, scatenado infiammazioni importanti e dolori in zone a volte molto lontane rispetto alla partenza della causa, ci possiamo rendere conto quanto sia importante una visione globale nell'analisi della patologia.
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