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Dal punto di vista meccanico la MEC (matrice extracellulare) si è sviluppata per distribuire le tensioni del movimento e della gravità mantenendo contemporaneamente la forma dei diversi componenti del corpo tramite tutta la gamma di possibilità che va dalla rigidità di una struttura a compressione continua all'elasticità di una struttura a tensegrità.
Nella struttura di tensegrità le parti in compressione (le ossa) spingono verso l'esterno contro le parti in trazione (miofascia) che spingono verso l'interno. Questo tipo di strutture presentano una stabilità più elastica rispetto a quelle a compressione continua e diventano tanto più stabili quanto più vengono caricate.
Tutti gli elementi interconnessi di una struttura a tensegrità si ridispongono in risposta a una tensione locale. Lo stesso scheletro è in realtà solo apparentemente una struttura a compressione continua in quanto le ossa poggiano su superfici scivolose (superficie articolare si presenta liscia, color madreperlaceo, elastica al tatto, poggiata su osso detto subcondrale .
Le cellule che la costituiscono si chiamano condrociti, immersi in una matrice ad alto contenuto acquoso (fino al 80% del totale), formata da proteine “collagene e proteoglicani” cartilagini articolari) e senza il sostegno miofasciale non sono in grado di sostenersi.
Quindi variare la tensione dei tessuti molli significa variare la disposizione delle ossa e la minima variazione strutturale di un "angolo" organico si trasmette meccanicamente e piezolettricamente, tramite la rete di tensegrità, su tutte le restanti parti corporee.
INTEGRITÀ TENSIONALE: proprietà di un sistema architettonico meccanicamente autostabilizzante, non dalla forza dei suoi elementi individuali ma grazie alla modalità di distribuzione delle forze tensive e compressive, con cui queste trovano equilibro all’interno della struttura stessa. Il sistema si dice dotato di Tensegrità
Avete mai sentito parlare della famosa Tribù di Padang? La Tribù di Padang si trova a Nord della Thailandia, meglio conosciuti come tribù delle ragazze dal collo lungo. Secondo la loro tradizione culturale le donne, per proteggersi dai morsi delle tigri mandate dagli spiriti, devono portare fin da bambine dei “collari” metallici che le costringono a stare continuamente con il collo allungato… Mano a mano che crescono poi, questo collare viene sostituito continuamente da un’altro e progressivamente più alto del precedente.
"RISPETTO A QUESTA PRATICA CULTURALE ABBIAMO IN COMUNE UN ALLUNGAMENTO FORZATO DEL TESSUTO MIOFASICALE CON FINALITÀ DIFFERENTE, MA ALLA BASE ESISTE LO STESSO PRINCIPIO FISIOLOGICO..."
Questo stimola continuamente l’allungamento della zona cervicale considerato anche, per la loro tribù, sinonimo di bellezza e fascino femminile. Fino ad arrivare a colli lunghi più di una trentina di centimetri. Proprio per questa particolarità, sono anche definite “donne giraffa”!
Il collare è grezzo ed in metallo pieno… pesa oltre cinque chili! Non è solo il collo ad allungarsi… ma anche le clavicole ad abbassarsi
Resta famoso un servizio di "National Geographic" dove è riprodotta la radiografia del collo di una donna Padaung: le vertebre cervicali sono separate le une dalle altre; con i muscoli del collo completamente atrofizzati.
...LA TECNICA INNOVATIVA STUDIATA DA ME, TENDE AD APPLICARE LO STESSO PRINCIPIO FISIOLOGICO, MA ALLA RICERCA DI UN MIGLIORE EQUILIBRIO POSTURALE...
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